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Il B&B PalazzoTornabene è situato in pieno centro storico di Catania, tra Piazza Vincenzo Bellini, che ospita lo stupendo Teatro Massimo, e Piazza Università, una delle piazze più scenografiche del centro storico catanese, in una meravigliosa cornice che combina storia, arte, folclore, profumi e sapori mediterranei.

La struttura sorge in un’area con alta valenza storico-culturale nel centro barocco cittadino, di recente acquisito al patrimonio dell’UNESCO, all’interno di un Palazzo nobiliare dei primi del ‘700 (Palazzo Tornabene) da cui prende il nome, recentemente restaurato e riportato agli antichi splendori.

L’area crocevia della rinomata movida catanese, è caratterizzata da un’intensa vita notturna, che offre divertimento e intrattenimento, in una staffetta tra pub, pizzerie e locali che illuminano i vicoli del centro storico, con strade e piazze che diventano “propaggine” delle attività, aprendo ai caffè concerto la città.

I locali che ospitano il Bed & Breakfast sono stati interamente ristrutturati nel 2015, con interventi che pur conservando lo stile originario del palazzo, li rendono più funzionali ed eleganti, per soddisfare tutte le tipologie di ospiti e per venire incontro alle differenti esigenze.

La Storia di "Peppa a cannunera"

La rivolta garibaldina a Catania - L'intervento di Peppa 'a cannunera salvò l'insurrezione contro i Borbone alla fine di maggio 1860. Antonino Blandini

Maggio 1860: alla notizia che i Mille avanzavano, i patrioti catanesi, dopo i falliti tentativi dell'8 e 10 aprile, decisero d'insorgere, privi di armi e munizioni, lasciando la città, presidiata da duemila militari del gen. Tommaso Clary, per organizzare la rivolta ad Adrano con i picciotti del col. Giuseppe Poulet. Giorno 24 entrarono a Mascalucia, dove l'avv. Martino Speciale eresse il tricolore, per puntare poi su Catania in stato d'assedio, mentre tanti si rifugiavano nei consolati di Francia e Gran Bretagna, dove si era insediato il comitato insurrezionale del marchese Domenico Bonaccorsi Casalotto e del principe Gioacchino Biscari, nonostante che tremila soldati stavano per abbandonare Girgenti e Caltanissetta per Catania. Allorché il 29 arrivò la notizia che Garibaldi era a Palermo, dopo una drammatica riunione fu deciso di rompere gli indugi. All'alba del 31, mentre le campane e i tricolori annunciavano l'insurrezione, una squadra di giovani al grido di "unità e libertà" si lanciò contro i regi. Un migliaio di volontari da Mascalucia raggiunse Porta Aci e Clary ordinò di bombardare la città da una nave da guerra e dal Castello Ursino. Le colonne di Poulet urtarono contro le barricate borboniche erette anche in piazza Università con i libri della Biblioteca.

A questo punto entra in scena Giuseppina, una coraggiosa popolana analfabeta originaria di Barcellona Pozzo di Gotto, della quale sono state tramandate notizie contraddittorie: nata nel 1826 o nel 1841, figlia d'ignoti o frutto di avventure amorose di un certo Antonino Mazzeo, sensale di agrumi, di cognome Bolognari, Bolognara o Bolognani con riferimento alla balia da cui fu allevata o ad un certo Giorgio che l'avrebbe adottata, o anche Calcagno per una certa Maria, nutrice di trovatelli, alla quale sarebbe stata affidata dalla Congregazione di carità, già a 12 anni serva di un oste e aiutante stalliera in un fondaco a Catania, o vetturina. Si dice che avesse il volto devastato dal vaiolo e che era legata a un suo compagno di avventure, il giovanissimo Vanni.

La giovane è passata alla leggenda col nome di Peppa 'a cannunera per gli atti eroici che le meritarono la medaglia d'argento al valor militare e una gratifica di 216 ducati. La "Bulignanina" si unì ai rivoltosi e li aiutò a trasportare un cannone, nascosto dal 6 aprile 1849 in un pozzo di casa Dottore, a issarlo su un carro e ad installarlo nell'atrio di palazzo Tornabene all'Ogninella. Aperto all'improvviso il portone, la donna, accesa la miccia, scaricò una cannonata contro i napoletani che, colti di sorpresa tra le vie della Loggetta e Mancini, ripararono dietro le barricate tra l'Università e il Municipio, lasciando su via Euplio Reina diversi caduti e un pezzo di artiglieria, di cui gli insorti non riuscivano ad impossessarsi per i continui colpi di archibugio, ma che Peppa riuscì a tirare avvalendosi di un cappio ottenuto da una robusta fune. Verso mezzogiorno, mentre la resistenza s'indeboliva per il ritardo dei rinforzi di Nicola Fabrizi, la cavalleria cercò d'aggirare gli insorti. Intervenne l'eroina alla testa di un gruppo di popolani che irruppero in piazza S. Placido da via Mazza, trascinando il cannone per piazzarlo sul parterre di palazzo Biscari alla Marina. Due squadroni di lancieri dal Duomo stavano per sferrare la carica. Gli insorti lasciarono sola Peppa che, rimasta dietro l'affusto, beffò la cavalleria, inducendola all'assalto, spruzzando sulla punta del cannone un po' di polvere cui diede fuoco, dando l'impressione che il colpo avesse fatto cilecca. La cannoniera sparò al momento giusto decimando il nemico e mettendosi in salvo. L'epilogo della sanguinosa giornata fu negativo per i patrioti: Poulet fu ferito e, dopo 7 ore di guerriglia, ordinò la ritirata. Per 3 giorni la reazione delle soldatesche contro la popolazione fu terrificante. Dopo l'effimero successo, Clary, saputo che Garibaldi marciava su Milazzo, lasciò Catania. Le epiche gesta dell'amazzone risorgimentale furono riportate anche dai giornali stranieri. Peppa, dopo aver fatto da vivandiera alla Guardia nazionale, partecipò anche alla liberazione di Siracusa; nel 1861 o 1876 si trasferì a Messina dove, in abiti maschili, frequentò osterie e caserme, giocando a carte, bevendo e fumando. Caduta nelle mani degli usurai morì tra il 1884 e il 1900. «Peppa», olio su tela (1865) di Giuseppe Sciuti distrutto nell´incendio del municipio di Catania

La Sicilia, Domenica 30 Maggio 2010

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